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nov 2, 2015

Vetro e alimentazione in età romana

dai frammenti di scavo alla ricostruzione tridimensionale.

MUVE – Museo del Vetro
via Ridolfi 70, Empoli
da Domenica 15 novembre al 28 Febbraio 2016

La mostra
Vetro e alimentazione in età romana. Dai frammenti di scavo alla ricostruzione tridimensionale,  è stata proposta dall’Amministrazione Comunale di Empoli, come capofila e organizzatrice , in occasione delle iniziative dell’evento  “Empolinvetro ”. Tale evento è realizzato in sinergia col Museo del Vetro (MUVE) e in collegamento col tema dell’alimentazione rappresentato recentemente all’Expo di Milano. I reperti sono studiati da Leonardo Giovanni Terreni, che è il referente scientifico della mostra e la grafica con le ricostruzioni in 3D sono a cura di Gianluca Pucci e Alessandro Puorro. Il Comune di Empoli intende divulgare il più diffusamente possibile l’uso di questo materiale sin dall’antichità, da ricollegarsi a quella che è stata,  ed è ancora, una delle tradizioni produttive di epoca moderna più importanti d’Italia. L’esposizione sarà supportata anche da iniziative complementari sull’alimentazione, come tavole rotonde, conferenze, incontri didattici, visite guidate, in collaborazione con la Soprintendenza Archeologia della Toscana ed esperti del settore.

Il video proiettato all’interno della mostra

La mostra, che si avvale della collaborazione delle Associazioni “Amici del MUVE” e   “Archeologica Volontariato Medio Valdarno,   ha carattere divulgativo con lo scopo di portare a conoscenza del grande pubblico l’uso quotidiano del vetro come contenitore per alimenti in una domus di epoca romana imperiale, rinvenuta e scavata nel centro storico di Empoli.

I vetri rinvenuti stanno dimostrando chiaramente (in base agli studi scientifici ancora in corso) come il vetro, principalmente quello soffiato, fosse diffuso in questa domus,  con percentuali d’uso molto vicine a quelle della ceramica, addirittura con una varietà di forme superiore alla stessa. Per l’occasione sono stati scelti  solo pochi reperti. I criteri di selezione si basano principalmente sulla tipologia di forme riconoscibili di oggetti per uso alimentare, come piatti, scodelle, bottiglie, coppe per libagione, contenitori per confetture, ecc.. tutti provenienti dallo scavo sopracitato, salvo una coppa (forma Isings 69) proveniente dal recupero di Vicolo dei Carbonai (1996, sigla SPF) allo scopo di paragone col materiale sopracitato.  Sempre a scopo di paragone , per la relativa derivazione della forma (vetro dalla ceramica o viceversa) verrà esposta una coppa in ceramica sigillata tardo italica (assimilabile alla forma tipo Conspectus 34), sempre proveniente dallo scavo di piazza della Propositura.

vetroinetaromana

I materiali
I pezzi, tutti in buone condizioni di conservazione, sono per lo più frammentari, a parte la coppa in sigillata tardo italica sopracitata (assimilabile alla forma tipo Conspectus 34),con tracce di bollo in “planta pedis” illeggibile e decorazione applicata a forma di rosetta, che è interamente reintegrata e la coppa vitrea (forma Isings 69) quasi interamente reintegrabile. Saranno esposti in una piccola selezione, costituita da 23 (ventitre) forme riconoscibili, alcune costituite da più frammenti, per un totale di 41 pezzi/frammenti. I materiali provengono dalle UU.SS.  278/279/281 dello scavo di piazza della Propositura, che sono risultate la stessa unità stratigrafica e corrispondente al riempimento di una canaletta obliterata da uno strato di ghiaia, inquadrabile cronologicamente  entro il III sec. d.C. (gli studi sono ancora in corso). Il nucleo principale è costituito da forme aperte come piatti, scodelle, bicchieri e coppe. Tutto il materiale esposto è in deposito presso i magazzini dell’Associazione Archeologica del Medio Valdarno, in accordo con la Soprintendenza Archeologia della Toscana e il Comune di Empoli.

Lo scavo di Piazza della Propositura
L’attuale sito di Empoli potrebbe corrispondere , secondo gli studi più recenti, all’importante località di “In Portu” , riportata sulla Tabula Peutingeriana, il solo “itinerarium Pictum” di età romana tramandatosi fino a noi. Numerosissimi sono i rinvenimenti archeologici di età romana nel centro storico, compresi i materiali vitrei. Tra questi ultimi, Il più importante rinvenimento  fatto a Empoli e anche l’ultimo in ordine di tempo, è quello proveniente dallo scavo di piazza della Propositura negli anni 1999/2001. L’indagine, portata avanti tra il giugno del 1999 e il settembre del 2001 e condotta con metodologia stratigrafica, ha rappresentato il primo esempio di ricerca archeologica di tipo preventivo realizzato a Empoli in sinergia tra il Comune, La Soprintendenza Archeologica e il Volontariato locale. Lo scavo (sigla SPP99) fu eseguito a cura dell’Associazione Archeologica Volontariato Medio  Valdarno, che ne finanziò in toto il cantiere e le fasi di realizzazione,  sotto la direzione scientifica della dott.ssa Anna Rastrelli, allora funzionario della Soprintendenza.  Lo scavo di piazza della Propositura è stato uno scavo urbano fra i più complessi, sia per l’elevata concentrazione di emergenze archeologiche, sia per la molteplicità di manomissioni alle stesse che si sono succedute nelle varie epoche, sia infine per la limitata area su cui è stato eseguito l’intervento.  L’occasione è stata data dai lavori di ripavimentazione del centro storico che avrebbero interessato la stessa piazza, posta in uno dei luoghi topograficamente più interessanti di tutto il territorio empolese. E’ ubicata infatti su un leggero rilievo  su cui insiste il principale complesso monumentale religioso empolese: la chiesa Collegiata (già pieve di Sant’Andrea al Mercato), il Museo d’Arte Sacra ( già chiesa e poi battistero di S.Giovanni ), il Palazzo della Propositura,  il chiostro, il teatro, etc., per un’area di circa 5500 mq di superficie. Tra le varie stratigrafie individuate sono stati riconosciuti più periodi di un’area pubblica, con vicoli e strade, un quartiere artigianale, una necropoli e soprattutto, per quello che ci interessa per l’attuale mostra, una domus romana di età imperiale con tre fasi di vita ben distinguibili. Dall’obliterazione di una di queste fasi, più precisamente nel riempimento sigillato di una canaletta di scolo di un vicolo, forse appartenente al periodo di utilizzo pubblico,  sono stati recuperati numerosissimi reperti vitrei, molti dei quali riconducibili a forme attinenti  a piatti, scodelle, coppe, ecc.. che dimostrano un elevato utilizzo del vetro nella mensa della domus, paragonabile, se non addirittura superiore a quello della ceramica tipologicamente corrispondente.

Leonardo Giovanni Terreni